La promozione della salute

 Nel 1986 gli stati appartenenti all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno sottoscritto un documento noto come Carta di Ottawa per la promozione della salute e che ancor oggi costituisce il riferimento per lo sviluppo delle politiche orientate alla salute.

La salute viene considerata una componente primaria di benessere per l’essere umano ma viene vissuta dalla maggior parte della popolazione, anche con alto livello di istruzione, in modo molto passivo, come se dipendesse per lo più da fattori misteriosi fuori dal controllo di ciascuno e più legati alla sorte. Se questa è la percezione diffusa, la realtà è invece un‘ altra. Sono ormai disponibili innumerevoli studi che mettono in relazione i diversi aspetti del comportamento e lo stato di salute. “Ogni aspetto dell’esistenza dell’essere umano influisce sulla sua salute: il luogo in cui vive, ciò che mangia e beve, il luogo in cui lavora e l’attività lavorativa, le persone che frequenta e il modo in cui si relaziona con esse, la quantità e la qualità di esercizio fisico che svolge, il modo in cui gestisce lo stress, il modo in cui si rapporta con la realtà, il tipo di organizzazione della socità in cui vive, il tipo di legislazione che vi è attuata e le componenti socio-culturali.” (Zucconi, Howell, 2003). Nei paesi sviluppati la cura della salute si struttura secondo un modello gerarchico che vede i medici nella posizione di esercizio del potere e i pazienti in quella di subirlo. Responsabilità ai professionisti della salute, sottomissione e dipendenza da parte dei malati. Anche rispetto a questo, che è il più prezioso dei temi, la maggior parte dei cittadini ha ceduto a quello che Zucconi definisce Il fascino della passività e dell’impotenza” (Zucconi, Howell, 2003). Le multinazionali del farmaco hanno interesse che i semplici cittadini subiscano il più passivamente possibile le decisioni mediche degli specialisti. I cittadini si godono la pia illusione di ritrovare il piacere dell’accudimento, delegando le responsabilità. “Gran parte del comportamento umano è orientato da aspettative di vantaggi a breve termine che alla lunga comportano conseguenze negative. La tentazione di non far nulla rispetto a temi come quello della salute sarà sempre presente, eludendo e rimandando la riflessione sui comportamenti che influiscono in modo così diretto sulla propria vita, si opera una scelta che nell’immediato riduce il senso di ansia.”(Zucconi, Howell, 2003). Questo atteggiamento di completa passività del malato risponde perfettamente a una visione meccanicista dell’organismo e al modello biomedico, imperante fra il diciannovesimo e il ventunesimo secolo. Riconosciutane l’importanza per le gravi patologie del passato, soprattutto infettive, ha tuttavia dei limiti nell’epoca recente, da quando cioè vengono identificate come principali cause di morte le patologie degenerative croniche (cardiopatie, ipertensione e tumori). “Il Modello Biomedico non tiene conto dell’interazione tra mente e corpo, e questo rappresenta un limite che sta diventando sempre più evidente.” (Zucconi, Howell, 2003). Ai giorni nostri, sempre un maggior numero di specialisti concepiscono l’individuo come parte di uno schema più ampio. La malattia come uno squilibrio intervenuto in un sistema complesso comprendente anche stili di vita, componenti ambientali e relazionali. Questo nuovo paradigma viene definito modello biopsicosociale, proprio a evidenziare i fattori determinanti, e fra loro interdipendenti, della salute: biologici, psicologici e sociali. Esso promuove l’empowerment personale per far sentire ciascuno responsabile della propria salute. “La promozione della salute genera, ed è, promozione del cambiamento sociale. Una parte essenziale e centrale di quel cambiamento prevede che l’individuo impari a vedere se stesso come promotore della salute. La promozione della salute necessita di empowerment personale. Richiede che gli individui conferiscano a se stessi il diritto e la responsabilità di adoperarsi per creare condizioni benefiche per la propria salute e per quella degli altri.”(Zucconi, Howell, 2003).